La fotografia ha, in questo momento storico, lo scopo di una lotta contro il capitalismo fondato sulle sperequazioni di classe, e contro i condizionamenti repressivi della borghesia, tipica del pensiero surrealista. La protesta non è però portata sempre avanti con modalità plateali e manifestamente provocatorie, è bensì spesso sottile e pervasiva, nell'apparente innocenza degli accostamenti delle immagini come accade in Bill Brandt (Amburgo1904/ Londra1983) e nei suoi nudi, espressione di un nuovo modo di vedere. Sembra persa ogni possibilità di esistere, annientata sotto miraggi di cumuli di carbone. Sono anni di crisi profonda e la guerra è sempre più imminente. Guerra devastante, guerra che prevede anche la distruzione di obiettivi civili. E Londra è bombardata. Apprezzato per la sua attività di reporter, impegnato allo scoppio della seconda Guerra Mondiale, per conto del Ministero dell'informazione britannico, egli documenta la condizione dei londinesi durante il blackout ed all'interno dei rifugi approntati per far fronte ai raid aerei tedeschi. Ma di queste devastazioni Brandt fotografa solo i silenzi e i chiari di luna, una popolazione nascosta e unita nella notte, che aspetta la pace. Ancora una volta si tratta di immagini evocative, non descrittive: Brandt non racconta la guerra, la evoca.

Brandt 1/4