Fin dall'antichità gli artisti hanno creato simboli, narrato vicende, manifestato idee e sentimenti utilizzando la rappresentazione del nudo, così che il nudo ha assunto un ruolo emblematico nell'arte occidentale anche se il passare del tempo ne ha modificato espressioni e significati. Il tema del nudo ha sempre esercitato un particolare fascino sugli artisti e sul pubblico e da sempre la rappresentazione della figura umana è, per eccellenza, l'esercizio di maggior prestigio nell'ambito dell'arte figurativa. Benché strettamente connesso, nelle sue origini e nelle sue evoluzioni, alla "pittura di storia", evidentemente più profana che religiosa, il nudo è comunque sopravvissuto al pressoché totale abbandono dell'arte di ispirazione storicoletteraria da parte delle avanguardie della seconda metà dell'ottocento, diventando anzi, accanto ai generi del paesaggio e della natura morta, uno dei principali campi della sperimentazione formale. Soggetto fra i più problematici e stimolanti dell'intera tradizione artistica, il nudo non ha perso il suo fascino neppure nel periodo in cui l'arte ha iniziato, con le avanguardie di inizio Novecento, a istradarsi su percorsi decisamente alternativi alla mimesis, mostrando una versatilità inattesa e un potere di suggestione inalterato perfino nei momenti di maggiore conflitto con qualsiasi ipotesi tradizionale di figurazione, come accadde nel periodo dell'informale. Se, infatti, il corpo nudo possiede da un lato un enorme potenziale di significati simbolici, esso rappresenta anche, in periodi di tramonto delle certezze religiose e di angosce esistenziali, l'unico dato invariabile nell'esperienza umana, il terreno primario della costituzione dell'identità e il mezzo ineludibile di ogni relazione con il mondo.
Intro 1/3